5 x mille Medici Senza Frontiere

DORO (SUD SUDAN)

A Doro il lavoro di MSF si concentra sul programma di assistenza medica nel campo rifugiati. Nel 2017 MSF ha costruito una nuova unità ospedaliera dedicata alla maternità, con un reparto di neonatologia che può ospitare fino a 82 letti. Grazie ai fondi raccolti con il 5x1000 (€1.500.000), sono stati coperti il 27% dei costi del progetto.

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Doro è il secondo campo profughi più grande del Sud Sudan, che accoglie circa 52000 rifugiati. Si tratta per la maggior parte di donne e bambini, fuggiti dalla guerra civile che devasta la loro regione da ormai 5 anni.

Persone che sono fuggite lasciandosi tutto alle spalle e che sono arrivate in questo villaggio di frontiera con la sola speranza di poter sopravvivere.

Persone che sono fuggite in un paese, il Sud Sudan, che li ha accolti pur essendo a sua volta fortemente instabile e costantemente sull’orlo di una crisi umanitaria, di un’emergenza sanitaria o di una carestia.

Sono stata capo-progetto a Doro per nove mesi. Medici Senza Frontiere vi dirige un ospedale e un ambulatorio, curando sia i rifugiati che la comunità locale.

Nell’ospedale MSF dirige il reparto maternità, il reparto degenze per adulti, e per bambini, la maggior parte dei quali soffre di malaria o di diarrea, e offre consultazioni psicologiche per vittime di violenze e abusi.

In questi mesi mi sono ritrovata a gestire un’epidemia di malaria che ha mietuto un numero enorme di vittime, ho fatto da mediatore con le autorità locali per negoziare l’accesso a popolazioni che vivono in zone remote e controllate da milizie, per poter portare cure mediche, oltre a gestire la sicurezza di tutto lo staff che lavora con un’enorme dedizione in situazioni di constante instabilità.

Vivere in Sud Sudan significa essere confrontati quotidianamente con la sofferenza umana, significa essere costretti ad ammettere i propri limiti, e dover accettare che per ogni paziente curato ce ne sono altrettanti che non ce l’hanno fatta, significa sapere che per ogni rifugiato che arriva ce ne sono dieci ancora in cammino.

Sud Sudan significa malaria, carestia, guerra civile.

Sud Sudan significa essere svegliati nel mezzo della notte per accompagnare l’ambulanza al più vicino ospedale dotato di sala operatoria, perché lo staff medico ha paura ad attraversare il checkpoint senza avere uno staff internazionale a bordo.

Sud Sudan significa avere un’equipe di medici e infermieri che lavora per 72 ore di fila per curare i feriti in arrivo, significa che ti può capitare che il tuo assistente arrivi in ufficio una mattina con una penna in mano e che ti dica: «Questa è l’unica cosa che mi è rimasta, ieri mi hanno bruciato la casa perché sono di un’etnia diversa».

Questo è il Sud Sudan. Un paese in costante ed eterna difficoltà, dove ogni gesto di aiuto serve a qualcosa, ma purtroppo non è mai abbastanza.

Laura Martinelli, Architetto e logista di MSF

MAIDUGURI (NIGERIA)

MSF gestisce a Maiduguri un programma di emergenza nutrizionale. I fondi del 5x1000 destinati a questo progetto (€2.000.000) hanno coperto il 36% delle spese totali sostenute nel 2017, ed hanno permesso di gestire diverse cliniche mobili, un ambulatorio terapeutico e un centro di cure intensive per i casi di malnutrizione acuta.

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Fatima è così piccola ed esile che è difficile credere abbia sei mesi. Ma la sua voglia di vivere è tanta. Dispensa sorrisi a chiunque visiti il reparto di nutrizione che si trova nell'unica tenda che è riuscita a resistere alla tempesta che aveva colpito l'ospedale.

Aishatou, la mamma della piccola Fatima, adesso è sollevata: la figlia ha ricevuto cure mediche gratuite e di qualità nel centro di Medici Senza Frontiere per la riabilitazione terapeutica nutrizionale intensiva di Gwange, distretto di Maiduguri. Aveva pensato di curare la figlia con la medicina tradizionale perché non aveva abbastanza soldi per pagare le cure ospedaliere.

Dopo cinque giorni di terapie per la figlia, Aishatou può finalmente riunirsi al resto della sua famiglia e ai suoi altri cinque figli tra i 2 e i 12 anni, due maschietti e tre femmine.

KINSHASA (REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO)

A Kinshasa, capitale della RDC, il programma di MSF si basa sui programmi di cura dell’AIDS. Grazie ai fondi del 5x1000 (€1.500.000) che hanno coperto il 41% dei costi del progetto, MSF è stata in grado di fornire cure complete, eseguire test diagnostici di alta qualità e distribuire farmaci antiretrovirali ai pazienti della clinica di Kinshasa.

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A qualche mese dal rientro da Kinshasa, dove ho lavorato sul progetto HIV, le giornate ed i pazienti, le storie, si confondono nella memoria, ma non i volti delle persone con cui, per alcuni istanti, ho condiviso emozioni. Fra i tanti progetti che MSF seguiva a Kinshasa c'era quello delle cliniche mobili che si occupavano di offrire diagnosi e terapia per l'HIV alle fasce di popolazione piu' a rischio, si trattava quindi di lavorare soprattutto con professionisti del sesso.

Penso ricorderò per tutta la vita la prima sera che sono uscita con le cliniche mobili insieme a Mamie e Valerie ed a tutti i colleghi dell'équipe: si trattava di aprire la clinica in una via di bar abitualmente frequentati da prostitute e loro clienti.

Ricordo i richiami e le risa mentre ci avvicinavamo e poi l'emozione intensa ed incredibile provata scendendo dal Toyota Land Cruiser, riadattato a sala colloqui, e trovandomi circondata da ragazze che ridevano forte, mi tiravano per le braccia, mi parlavano senza che io capissi nulla, mi abbracciavano.

Ricordo di aver guardato Mamie stupita e lei mi ha sorriso ed ha detto: conoscono MSF e sono contente che siamo qui. E poi i volti delle ragazze che sfilavano per i colloqui: il trucco appariscente, le gonne cortissime o i pagne colorati, le risate per schernirsi di fronte a certe domande, la paura di farsi bucare un dito per fare il test, a volte le lacrime, a volte gli abbracci di felicità.

Ecco questi volti e questi abbracci valgono la pena per qualsiasi fatica o momento di sconforto o difficoltà che sono stati necessari per arrivare lì. E so che alcuni di quegli sguardi non li dimenticherò mai.

DORO (SUD SUDAN)

Il lavoro di MSF a Doro si concentra sugli interventi di trattamento della malnutrizione e di lotta alla malaria; quest’ultima rappresenta una delle principali cause di morte soprattutto tra i bambini. I proventi del 5x1000 destinati a Doro (€1.500.000) hanno coperto il 25% delle spese totali sostenute nell’anno.

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È difficile descrivere cosa significa lavorare qua a Maban, in Sud Sudan: ogni giorno è diverso, le storie della gente, quello che succede e tutte le emozioni che ti avvolgono rendono questo posto incredibile. L’instabilità del Sud Sudan rende difficile il lavoro ma regala soddisfazioni immense quando i risultati sono tangibili.

Sono Responsabile Ambulatorio nella clinica di Doro e nel Bunj Hospital e team leader della clinica mobile. Per diversi mesi il nemico principale è stato la malaria, poi il conflitto e adesso la diarrea e la malnutrizione dovuta alla stagione secca.

Ho visto madri arrivare verso di me con bambini incoscienti tra le braccia colpiti dalla malaria, talmente acuta che purtroppo neanche la cura avanzata in clinica ha potuto salvarli. Mi sono trovata a medicare piedi ricoperti di ferite provocate dalle estenuanti ore di cammino di chi scappa dai conflitti.

Ho trovato bambini severamente malnutriti o con pance gonfissime per la presenza di parassiti. Ho incontrato bambini disidratati e affamati ma sempre con un grande sorriso sul volto perché nelle nostre cliniche hanno trovato la possibilità di curarsi e di vivere più a lungo.

Durante il conflitto abbiamo curato gente colpita ripetutamente dai proiettili e abbiamo aiutato a mettere al mondo tanti bambini.

Questo è il Sud Sudan, un paese pieno di contraddizioni, dove il senso d’impotenza a volte annienta chi cerca di dare un aiuto concreto, ma dove la gratitudine dimostrata dalle persone arricchisce e riempie il cuore.

Francesca Bonetti , Responsabile Ambulatorio clinica di Doro e nel Bunj Hospital